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Lunedì, 16 settembre 2019  
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07 Agosto 2002 - Giornale 'Libertà'
Spettacoli. La rassegna ha confermato attraverso i suoi cantori tracce di una via dei territori iblei
Viaggio simbiotico tra suono e terra

In un paesaggio fonte di storia e vita, come Pantalica


I transiti a sud-est della rassegna di musica popolare acustica e contemporanea curata dall'aretuseo Carlo Muratori si sensibilizza nella parola chiave di lithos/pietra, ed è proprio un labirintico percorso di canti lapidei nel tempo diventano il richiamo per un pubblico attento alla storia di un realtà popolare, non più intesa piccola e lontana da un circuito internazionale.
Infatti, grazie a questa idea di Muratori rivive per la terza volta nel territorio montano ibleo , la simbiosi di immagini e suoni, un paesaggio che invita il paesaggista e il naturista attento, turista e non, a scalare le vette di questi gioielli nascosti, un viaggio nelle viscere dedaliche della nostra terra, guidati dalla curiosità
di conoscere quelli che noi siamo dentro, quell'io nascosto da una civiltà urbana e frenetica. Per gli abitanti ,dei siti scelti dove amalgamare poesia e musica, l'ospitalità è l'essenza della loro realtà isolana, ben diversa da quella costiera, sicuramente più chiassosa e metropolitana.
Chi scrive ha percorso la via degli Iblei è ha maturato, pur nei brevi quattro giorni, una sorta di meraviglia nel trasmutare la meraviglia delle scenografie barocche nell'armonia sussurrata del canto popolare, dai gradini di una chiesa disegnata da architetti ma sicuramente ricostruita dai maestri- artigiani della pietra, la visione di un paesaggio fonte di storia e vita, la mitica Pantalica, dove il canto nelle silenziose e mistiche case di Cassaro e Ferla ha riordinato quell'armonia perduta, ha ridestato quel canto come punto d'uninoe tra cielo e terra.
Tutta l'idea mistica del genius loci accade perché si presenta un carico di intensità sonore, i siciliani e non che sentono quel flusso migratorio del tempo, da Sara Cappello, semplice ma carica di una energia femminea, tipicamente sicula e palermitana, che seguendo il percorso tracciato da Rosa Balistreri rivive una sua personale realtà isolana, cantatrice dei suoi brani la Cappello dialoga con un pubblico attento e appare a volte madre e in altri casi donna, amante e anche sirena, grazie ai suoi testi rivive in ognuno di noi il ricordo dell'infanzia e di un amore perduto, la musicalità della nostra isola. Sulla stessa lunghezza d'onda si introduce la goliardica figura di un magico e innovativo cantastorie, Luigi Di Pino, un monello dell'Etna,
che con la sua immaginifica e magistrale voce incanta l'ascoltatore e reinventa nel suo animo, il sogno e la realtà, percorso inscindibile nel narrare in musica, le fasi di
di un cartone dipinto segnano quel mondo fantastico di un mondo apparentemente lontano, dalla martire Agata al giovane emigrato, una presa solo in diretta della storia civile di un popolo.
Le aggregazioni musicali suscitano sempre un certo interesse e richiamo di un pubblico giovane e soprattutto interessato alle band musicali, dagli Gnorri, con la piccola ma energica Rossella Aliano, che centrifuga il gruppo con una vocalità forte e melodica, intrigante ed eccessiva, un gruppo che dal 1999 trasmette e traduce la sonorità sicula in una realtà contemporanea e giovanile. Un percorso similare ma intrecciato di culture differenziate, dalla apparente melodia celtica alle sonorità safardite ispaniche e alla danza ellenica, i Nakaira che per questo itinerario ibleo hanno scelto il nome di un vento caldo del Mediterraneo, superano e valorizzano la poliedricità della musica etnica, la loro energia vibra nella molteplicità di suoni e strumenti, dalla diversità delle lingue, cantate in una uninicità sonora.
Infine, è doveroso ricordare la melodia forte e audace della vocalità di Carlo Muratori, scheggia frenetica e passionale di questo percorso di musica e paesaggio, di cultura rupestre e testimonianze narrate da voci lontane. Il passaggio di Muratori nella via Iblea è carico di nuove suggestioni nascoste, dalla cantata dolce e sussurrata alla tensione quasi tribale di un ritmo contaminato da etnie differenziate, il suo rivolgersi ad una lingua del passato con una tensionalità rivolta al presente rivela un artista carico di energie primordiali, un uomo avanzato nella sua sicilianità internazionale, un rinnovarsi perpetuo verso orizzonti perduti. La sua forte presenza , la comunicabilità istrionica permettono all'artista, non solo aretuseo, di vivere un confronto viscerale con altre realtà musicali e con la difficili tensioni isolane.
Grazie alle amministrazioni montane e a quella provinciale anche questa rassegna ha confermato attraverso i suoi cantori le tracce di una via dei territori iblei , un invito ad essere più presenti e sensibili ai viaggi del petit tour.
Michele Romano